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b a d b e h a v e d m u s i c i a n. die zauberflote ~ she's up to no good .
June 22 the whole point of no returnProprio non ci si fa ad odiare il caldo, quando finalmente arriva. Voglio dire, abbiamo passato delle giornate talmente grigie e cupe e umide e scivolose che l'afa, visto che siamo a giugno inoltrato, ci voleva eccome. Guardate fuori, insomma: cielo azzurro che più azzurro non si può; sole in trionfo, luce da cinebrivido e serate tiepide e succose - e ovviamente non torno mai a casa prima delle 3 di notte.
Sì, grazie capo, non lo dimenticheremo. Davvero.
Il punto dolente è che io vorrei andare al mare, ma siamo tutti più o meno sotto esame e mi sa che fino a luglio non se ne parlerà. Così una domenica come quella di oggi non la passerei dormendo indecentemente fino al tocco e ripiombando a sonnecchiare sul letto per altre tre ore dopo pranzo. E non è che sia malaccio, intendiamoci. Però è uno spreco, se pensi al ben di dio che c'è all'esterno. Del resto, ieri era il solstizio.
Cos'ho fatto in questo lasso di tempo in cui ho abbandonato il blogghe a sé stesso? Un sacco di roba come al solito. Dalle baldorie B-Okiful sfociate in nottate seventies a sporadiche rimpatriate e sgommate fino all'Urban Park per trovarlo deserto e ripiegare sullo sfacelo birrico del parco di Galceti, sotto un cielo viola denso, la luna e qualche stella. Il concerto di venerdì, bellissimo, gratificante, riuscito al massimo, con una Rhapsodia da Oscar e uno Shostakovic potentissimo - e per finire, a sbronzarci di prosecco di Valdobbiadene e cheesecake al limone, anche se io poi me la son filata sulla Sala, e chissà chissà perchè. Uh.
Ho letto Terra ferma della Asensi e riletto, in una domenica indolente trascorsa in un prato del Villone, Il castello errante di Howl. E siccome a quel punto m'era presa bene, ieri pomeriggio mi son riguardata il film con estremo diletto, perché mi piace ancora (benché io preferisca Howl coi capelli neri et lunghi, mica a caschetto). Così come mi son rivista Ratatouille e visto, finalmente, Marie Antoinette, scaricato con fatica dal Mulo: è strano, quel film. Lento e diluito e intimista, ma con momenti assurdi, come il ballo in maschera a passo di rock, che ci stanno divinamente. Ah, e sono tornata al cinema, per due sere di fila. Con la Ludo per Sex and the city e col fanciullo per Il divo. Agli antipodi.
E poi, sì, accidenti. Mi sono resa conto ieri sera di una faccenda allarmante. Ovvero che quando una persona mi interessa sul serio e in modo sincero finisco per buttare alle ortiche tutto il mio mordente: niente gelo espanso, niente alterigia, niente stronzaggine selfish gratuita, niente. Mi trasformo in qualcosa di mostruosamente simile a quelle donne che fanno di tutto per compiacere il proprio uomo. E nemmeno m'incazzo, nemmeno se vorrei e/o dovrei. Preoccupante, preoccupante. Tanto più che nel fare così, nel rammollirmi, finisco per tirarmi spesso la zappa sui piedi. Ho deciso che, da oggi, memore degli insegnamenti Jones, tornerò ad essere un'altera, irraggiungibile regina delle nevi - sciolte, con questo caldo. Mi farò desiderare, mi riprenderò il mio orgoglio! E... oh, al diavolo.
Le mani mi stanno andando a fuoco a forza di battere sulla tastiera. Ergo basta.
as i walk from café to bar
i wish i knew where you are:
the gift you gave is desire,
the match that started my fire.
oziosamente à vous :*
June 04 nothing sweet about meE già si catastrofeggia pensando al surriscaldamento degli oceani che evaporano più velocemente e portano perturbazioni a valanghe. Io ancora non la vedo in termini così pre-apocalittici, ma se penso che siamo a giugno e che dovremmo andare a giro in bermuda e canotta... beh, sì, la cosa si fa preoccupante. Puntualmente mi si vede allora sfrecciare per la solita città scintillante di pioggia - e se di giorno il ticchettìo delle gocce in giardino mi fa molto 'pace nipponica', alla sera il tutto si trasforma in una sorta di scenario londinese a cui sfuggire battendo in ritirata in un pub, o alla sede della B-Oke, o a casa di qualcuno. Meno male che Hold on della KT Tunstall e il Waltz di Howl, in macchina, alleviano un po' l'uggiosità generale.
Niente a che spartire col meraviglioso sabato Griottesco passato a metà tra Alba Adriatica e l'autostrada. Credo sia meglio partire dal principio. Venerdì avevamo la semifinale del Laratro Contest all'Aquila, e prevedevamo acquazzoni impietosi che ci avrebbero impedito di esibirci in piazza. In effetti quando siamo sgommate via da Pt, al mattino, sulla Yaris stracarica di Clara, il cielo era semibigio e sulla A1 crollavano scrosci improvvisi. Il viaggio è stato decisamente lungo. Se non fosse stato per le cazzate in autogrill, per gli squarci d'azzurro che s'iniziavano a vedere verso Roma, per la Boss che s'è messa a suonare la fisa in auto e per le scorpacciate di piselli crudi e ciliegie che ci siam fatte - non fosse stato per questo, il tempo non sarebbe mai trascorso. Attraversando gli Appennini tra il Lazio e l'Abruzzo, coperti da nubi basse e inquiete, ci siamo godute una sfilata di valli, gole, foreste e paesini arroccati sui crinali, e la punta screziata di bianco del Gran Sasso in lontananza. Arrivate a destinazione non abbiamo trovato pioggia: solo un simpatico vento gelido che ci ghiacciava le chiappe jeansate. Sul concorso non mi dilungherò. A vederci c'erano la Nera (venuta apposta per noi) e il bro e la mutter di Mari, e dopo aver suonato ci siamo sfiancate a forza di ballare al ritmo delle canzoni altrui. Dopo aver suonato, quando erano pure spuntate le stelle.
Il meglio è, comunque, venuto il giorno seguente. Perché nel cuore della notte siamo scivolate, assonnate, in quel di Alba Adriatica, dove quella santa donna della granma di Mari ci ha offerto vitto e alloggio in un appartamentino chiaro e confortevole che si apriva su un giardinetto corredato di albero di nespole che non ci siamo trattenute dall'assaggiare. E alle dieci di sabato mattina eravamo spalmate in spiaggia come gli dei comandano, belle unte di crema, a rosolarci al sole e a tuffarci nelle calme acque dell'Adriatico. Un paradiso. Siamo rientrate alla base affamate e già sulla via dell'abbronzatura, soddisfatte e pasciute e più che mai decise a escogitare una vacanza insieme come si deve, nei mesi a venire.
Nel frattempo - prima e dopo questa parentesi di preludio estivo - ho perseverato nel mio avido digrumare di pagine di libri, nuovi e vecchi. Quando il tempo non invoglia a uscire è una delle cose migliori da fare, no? Ergo mi sono passati tra le mani Colazione da Tiffany Trott di Isabel Wolff, la Novità, uno di quei romanzi in stile Bridget sulle tragicomiche vicissitudini di una single ultra-trentenne; Sopra il mare, sotto la terra di Susan Cooper, fantasy moderno che adoravo quando ero alle medie e di cui ancora vorrei leggere il seguito (ebbene sì); Jack Frusciante è uscito dal gruppo, dieci volte più bello di quanto ricordassi e dannatamente familiare per certi aspetti; e la splendida, intramontabile, immaginifica trilogia di La leggenda di Otori, che credo non mi stancherò mai di rileggere. Come se non bastasse, ho appena scoperto che esistono altri due volumi che completano la saga e, soprattutto, che la Universal ha acquistato di diritti per FARNE UN FILM! Per la cronaca, la notizia mi ha fatto saltellare di gioia&gaudio per mezz'ora buona. Infine, mi sto accingendo a ripassare Dance dance dance. Ma ci sono almeno tre libri che ho assolutamente intenzione di acquistare.
La droga-della-pagina-stampata (e della pagina-da-scrivere) sta rientrando in circolo, silenziosa. Mi sembra di essere Belle.
E continuano quelle "notti che per niente al mondo cambierei". Eh beh.
"e ogni mattina Dio srotolava un cielo talmente azzurro
con certe nuvole d'ovatta candida appese in lontananza
che era impossibile non ghignare di felicità
e affacciarsi al balconcino o uscire in strada
e resistere alla tentazione di gridargli:
grazie capo, non lo dimenticheremo!"
gyabohicamente à vous :* May 25 and everything is possiblePerché Pt non è certo Torino, però mica ti dispiace startene a bere un cocktail al Capatosta con la Kaza - col consueto cicaleccio della Sala tutt'intorno - e scoprire cascate di fiori di gelsomino, candidi sulle loro foglie scure, che traboccano da dietro un muro antico. Poi magari vai al Marble e ci trovi un nutrito gruppetto di vecchi compari, prima che arrivi un certo fanciullo per portarti a ballare al Siddharta fin quasi alle quattro del mattino. E al Siddharta becchi un'altra vecchia amica, e al ritorno guardi la luna che splende, tra i rami dei platani, sopra la Fortezza, e quando arrivi a casa resti un attimo beata ad ascoltare i cinguettii sparsi nel cielo che inizia a sbiadirsi. Sfido io: sono ormai le cinque.
Sabato in 'crescendo' e domenica in 'adagio cantabile'. Ho letto praticamente tutto il giorno, a parte uno sprazzo di follia in cui ho ficcato Beethoven nello stereo e ho preso a dirigere la Settima accanto al letto da rifare. E non so perché mi sono messa a rileggere un paio di fantasy degli anni passati. Strano, visto che io e il suddetto genere avevamo vagamente divorziato tempo fa: è che il fantasy si presta così bene a scadere nel banale, nel tritoritrito e nei clichés ridondanti che mi viene a noia. Però ti capita di imbatterti in quel paio di personaggi interessanti (come, due a caso, Menion Leah e Panamon Creel) o in una trama più originale di altre, e allora ti spalmi sul letto e divori avidamente le pagine finchè non ti si informicoliscono le braccia. E' che sto aspettando di comprare qualche libro nuovo, fondamentalmente. Per la cronaca, mi sono ripassata La Spada di Shannara e Il giglio nero. Robina niente male.
Cominciano a maturare progetti per l'estate! Uno va concretizzandosi: ultima settimana d'agosto a Barcellona con la figghia. Un altro è ancora campato in aria: vacanzina con le mie squinzie e i ragazzi della radio, non si sa dove-come-quando-quanto. In un terzo ci spero io, dato che si tratterebbe di scroccare vitto e alloggio. E ovviamente ci sono quei cinque giorni a Bruxelles. Il fatto è che, comunque sia, fino al 2o luglio potrò fare poco o nulla - dacché gli impegni pubblici mi reclamano. Inoltre a settembre dovrò cominciare il tirocinio al Viesseux. Ma il prossimo weekend, dopo aver suonato all'Aquila, noi Griotes schiacceremo almeno una giornata di mare ad Alba Adriatica, e la mia crisi-di-astinenza-da-spiaggia potrà prendersi il meritato riposo.
A proposito di Griotes: adesso iniziano a riconoscerci per strada. Ieri sera, mentre camminavo indolente con la Kaza, alcuni tizi che passavano nella direzione opposta mi fanno: "Le Griotes!". E io rispondo: "Sì, esatto!". C'è mancato un pelo che mi concedessi una risata di trionfo.
La Kaza è andata a Parigi, e io voglio tornarci prima della fine dell'anno. Non resisto.
E tutto, tutto è possibile.
neanche una parola a tradire
l'emozione che hai.
come vorrei unire i nostri battiti,
colmare le distanze come nei miracoli -
come vorrei unire i nostri battiti
e vedere la scintilla nei tuoi occhi lucidi.
gyabohicamente à vous :* May 19 we're gonna be some radio starsPerché in questi giorni mi fa fatica aggiornare i blogghe - e infatti anche quello dei consigli sta un po' languendo, nonostante le cose da dire non mi manchino - mi fa fatica, dicevo, ma non posso non parlare del fatto che noi Griotes ieri sera abbiamo suonato al (rullo di tamburi, please) Roxy Bar.
Sì, bravi, proprio quello di cui parla il Blasco, quello delle star che vanno a bercisi un whiskey. Il locale di Red Ronnie da dove son passati un fracco di musicisti famosi, italiani e stranieri. Ogni anno vi si tiene il casting di Miti della Musica, e a questo giro ci siamo state anche noi. Consentiteci di tirarcela, visto che ce lo meritiamo. Dal suddetto casting sono saltati fuori, nelle edizioni passate, nomi ora noti come, per citarne un paio, Negramaro e Dolcenera. E' vero che il nostro genere ha ben poco a che spartire con quello più gettonato lì, però l'importante è conoscere altri gruppi, farsi notare, venir apprezzate per la nostra bravura da sempre più persone, compresi produttori discografici in incognito. E devo dire che siamo ben riuscite nell'intento.
Dopo un pomeriggio di prove e di cazzate a casa di Clara - naturally - ci siamo imbarcate sulle macchine per raggiungere Bologna. Persino il tempo ha deciso di graziarci, regalandoci un'intera mezza giornata di sole e un viaggio relativamente tranquillo su quella stramaledetta A1. Ci son più camion che autovelox, cacchio. Il Roxy lo abbiamo trovato attraverso peregrinazioni interminabili nel piattume della pianura padana, addentrandoci nel 'Centergross', ovverosia un immenso loco di magazzini all'ingrosso con tanto di cancellata agli ingressi. Inquietante, decisamente, specie con il nebbione che è calato con la notte. Al ritorno abbiamo vagato per una mezz'ora buona in quella cappa lattiginosa, nel labirinto di strade tutte uguali illuminate da lampioni giallastri: per fortuna eravamo belle fiduciose grazie al successo e non ci siamo messe a battere capocciate contro i finestrini dalla disperazione.
Sul palco abbiamo proposto Walls e Inquietorosso. Il vecchio Red e i ragazzi della radio online ci hanno intervistate e ci hanno consegnato il dvd con la nostra performance. Le foto le ho già ciulate dal sito e messe qui, così ve le potete guardare pensando "queste squinzie andranno lontano!". Neh?
Nel frattempo mi sono sparata tutti e 12 gli episodi di Hanakimi (il drama), ho ricevuto una mezza offerta di lavoro, sono andata a vippeggiare di nuovo alla Villa con la Kaza e un manipolo di altre matte, ho appreso che Kenren ha dato il suo 'arrivederci', sono tornata al Siddharta, e... oh, basta, non ho voglia di scrivere ancora, altrimenti mi toccherà scendere nei particolari. Alla prossima non mi risparmierò, giuuuro.
Ricordatevi di tenere d'occhio la mia . cour secrète de laurier .
E comunque. Mi piace, mi piacemipiacemipiace. Mi piaaaaaace...
... ma il mio destino è vivere
balenando in burrasca.
gyabohicamente vostra :*
May 09 l'irripetibile colore del mareTra poco fioriranno gelsomini e tigli, dondoleranno le ciliegie dai rami e il siliquastro metterà su i suoi fiori rosa, ed uscire in giardino al crepuscolo sarà come tuffarsi nel mio flacone di Armani Code. Arriveranno le lucciole, e sarà stupendo andarsene a passeggiare al Villone di notte per lasciarsi circondare da quei nugoli intermittenti. E fa già caldo - cosa che da una parte ti fa stare da dio, magari mentre sorseggi un prosecco con la Ludo sulla Sala, ma che dall'altra ti sfianca se devi correre da Brunelleschi fino a Porta al Prato per accaparrarti due degli ultimi posti rimasti per la Carmen di domenica pomeriggio. Però saremo nel palco centrale, e vogliamo mettere?
In questi giorni sto seriamente rivalutando i luoghi che conosco fin da bambina, ovvero Pt, Firenze e dintorni, e che ho sempre considerato noiosi, privi di iniziative interessanti e dannatamente provinciali. Non è che sia proprio la realtà dei fatti: domenica scorsa, per esempio, io, Ele e Ema ci siamo gustati un concerto dell'Harmonia Ensemble, che proponeva musiche ispirate alle danze etrusche. Bello. Poi c'è stata la conferenza sulla letteratura cubana (a cui, lo ammetto, ho dovuto assistere per motivi universitari, ma ciò non toglie che sia stata gradevole assai) ed è partita la rassegna di Fabbrica Europa alla Leopolda, il che significa che ci saranno una marea di spettacoli, di nottate con dj-set da mezza Europa e serate di chiusura tutte musicali. Naturalmente partecipiamo anche noi Griotes.
Nei dedali di viuzze e sdruccioli del centro sto scoprendo arruffati negozietti vintage e localini bohemienne che mi fanno dimenticare il perenne mal-di-Parigi che ho addosso. Col bel tempo pure Pt si riempie, la Sala pullula di gente, tintinnano i bicchieri e le bottiglie e dalle finestre spalancate filtrano canzoni - come ieri sera. Dolcezza, frizzante, dolcezza.
E quella camera da cui si vedono il verde e il glicine oltre le mura.
Riguardo al blogghe dei Regali Consigli pazientate ancora un po', vi prego. Devo trovare, o farmi fare, un template adatto, scegliere il titolo e lavorarci per un paio d'ore e sarà pronto per l'uso. I contenuti saranno l'ultima delle mie preoccupazioni, perchè di idee da elargire ne ho a bizzeffe. Una delle prime cose che scriverò sarà a proposito del ritorno alla ribalta dello stile piratesco, grazie alla collezione PE del buon vecchio Gaultier, che ha rimesso in pista maglie a righe, gonne ampie, pantaloni alla zuava, cinturoni, bandane e cappellacci. Ergo, di capi da filibusta se ne troveranno con più facilità, nei negozi, ed è quello che m'interessa. E qui mi fermo, altrimenti il nascente blogghe a che servirà?
Aaah. Necessito di mare, di sbragamento sull'erba e di ficcare nella-borsa dimenticatoio i libri per gli esami.
nel grigio, dove tutti i colori si scandiscono
per trovare una propria vita,
tocchi - ormai - la mia sponda di silenzio.
ah, se ti togliessi il nome
arriveresti?
la gyabohiste ha parlato :*
May 03 just to break my own thoughtsAbbiamo suonato con le bimbe. Persino in diretta durante un programma di TVL. E capirai che culo, in effetti. Tra i presentatori ignoranti e/o falsi (tranne quelli troppo stupidi per essere ipocriti e l'unico meno idiota degli altri) e le sciorinate di buonismi sottocosto non so come abbiamo fatto a resistere, nell'attesa che arrivasse il nostro momento. Però dopo ce ne siamo andate tutte a cena a casa di Clara. E io adoro cenare da lei, specialmente quando la stagione è bella, il giardino profuma e le finestre sono aperte sull'aria tiepida, mentre noi ci abbuffiamo di stufato attorno al tavolo.
Il 25 aprile, oltre all'uscita con la banda, c'è stata la festa in Portalborgo, organizzata dai ragazzi dell'Hochi. Che goduria, pure qui. Di tanto in tanto pioveva, suonavano gli Apprendista Bardo e la sottoscritta e le altre Ciliegie (le Griotes, insomma) ballavano come matte sull'asfalto umido. E poi l'aperitivo estetico con la Kaza, e il primo maggio celebrato marciando per le strade con la solita B-Oke sotto un cielo splendido e tra due ali di folla allegra, e il pomeriggio-shopping con la Lilith, e gli allenamenti al Villone con la Ludo, e la rimpatriata alla Costa, e...
No, diamine, ce ne son troppe da raccontare. Ma riassumendo, uno dei momenti migliori è stato il nihon no gogo con la compare, per esempio: sedute sull'erba morbida a sorseggiare thé verde, e subito dopo con i bouken in pugno per esercitarci nella luce piena del pomeriggio e nella tranquillità del primo tramonto, quando il prato in fondo al parco si è svuotato e i rami dei pioppi hanno iniziato a cantare. Una pace assoluta.
Alla rimpatriata ci siamo concessi uno sbragamento collettivo sulla spianata di Palazzo Pitti, dopo cena, col naso per aria a cercare le stelle e con i Diabetini del Mago a portata di mascella. Caso più unico che raro, abbiamo concluso la serata parlando animatamente di feffo, ed è stato dannatamente divertente. Vabbè, ci son cose che son cambiate e che non torneranno com'erano, ma è stato piacevole.
Con la Lilith il retaggio ha compreso un abito-maglia a righine rosse e bronzo che puntavo da mesi e una borsa estiva in cotone beige. Ora che ci rifletto, se avessi saputo di non trovare le scarpe che volevo mi sarei accaparrata pure quel cappello ampio di paglia color caffé che mi stava da dieci. E non so neanche quanto costasse!
Ho in programma di riuscire a raggiungere alcuni obbiettivi, nei prossimi tempi. Intanto partecipare ad un contest su Deviantart il cui soggetto mi ha intrippato parecchio. Se possibile cominciare almeno a schizzare uno storyboard per la trasposizione a fumetti di Geometrie - e so perfettamente che dovrei dare la precedenza al Diavolo, ma... uhm. C'è la Never meant da portare a termine, e guai a me se mi azzardo a mollarla lì per dedicarmi al progetto di Die zauberflote (tremendamente embrionale, per adesso). Voglio rimettermi a studiare musica con più assiduità, onde evitare di rimanere ferma al livello attuale, che è assai buono e che potrebbe esserlo molto di più. Devo, e sottolineo devo dare i tre esami messi in conto per questa sessione, in modo da meritarmi l'estate senza pensieri - hakuna matata, ovvio. Mi frulla in testa l'idea di creare un blog splinderiano tramite cui dispensare consigli su libri, film, drama, canzoni, brani di classica, ricette, manga, eventi e, non da ultimo, moda. Questo discorso m'è saltato fuori dopo aver trovato in libreria due 'manuali di comportamento' per aspiranti donne glam di tal Cinzia Felicetti, ovvero Principesse si diventa e Io compro da sola. I titoli la dicono lunga, sì. Sul momento ero stata tentata di acquistarli, ma li ho sfogliati da dritto e da rovescio, ho leggiucchiato a pezzi e bocconi e sono giunta alla conclusione che se li avessi comprati avrei fatto una grandissima cazzata, e non solo perchè costavano 14 euro l'uno. Il fatto è che sono perfettamente d'accordo se si parla di essere donne curate e dotate di gusto, però trovo ridicolo il voler apparire sempre perfette, principesche, senza un capello fuori posto, in tacchi+trench+gonnadritta+camicia in tutte le situazioni. Pur adorando l'eleganza non rinuncerei mai alle mie tenute d'assalto, ai jeans, alle scarpe basse, alle magliette assurde, ai leggings infilati negli stivali da pirata, ai cinturoni, agli abitini informali, alle gonne strane e alle borse enormi. Mica si può avere un look fisso da perenni trentenni.
E allora ho pensato che dare consigli è un'ottima cosa, se lasci spazio alla personalità & personalizzazione altrui.
Minchia, che digressione inutile. Il giorno in cui ritratterò un argomento serio griderò al miracolo. Così come farò il giorno in cui esisterà di nuovo una Sinistra che non sia soltanto una non-destra.
Così come farò il giorno in cui ci capirò qualcosa.
"There's many who'll have to waste their talent."
"That's exactly why their music is wonderful."
dalla B-Oke con ardore, la gyabohiste :* April 18 my sweet surrenderMa è tutto così verde e vivo e rigoglioso che quasi è bello andare a giro con l'ombrello aperto e rimirare le pozze e i riflessi, o la moltitudine di petali di ciliegio sparsi sull'erba a causa dell'ennesimo temporale. No, non i petali rosa giapponesi. Qui ci sono solo i ciliegi bianchi, che vi credete? In comune abbiamo solo la shigure, la pioggia intermittente.
E se mi si vede camminare con aria svagata in giornate simili, do il mio peggio in quelle di sole, quando il cielo è dolce e abbacinante e la luce è vivida ovunque: allora prendo l'Olandese e me ne vado a passeggiare al Villone, mentre il tramonto langue, canticchiando it's such a lovely day all'unisono con Michael Bublè. Uno spettacolo, seh.
Tutta la suddetta digressione per dire che adoro questa stagione. In realtà volevo annunciare con somma solennità che noi Griotes abbiamo passato le selezioni regionali de Laratro Folk Contest e siamo finite in finale. GYABOH! La gara era ieri sera, ed è stata qualcosa di allucinante. A parte che quelli dell'Ambasciata sono arrivati ad aprirci con un'ora di ritardo, a parte che abbiamo suonato per ultime e che prima ci eravamo sdate a ballare sulle note altrui - a parte questo abbiamo avuto pure il tempo per una pizza e del sano scazzo a casa di Sara e dell'Ele. Con tanto di cena cinese ordinata dalle altre in cui il piatto spacciato per pollo al vapore si è rivelato essere pasticcio di ranocchi. Mmmh. E la torta di mele col lambrusco per concludere. E i discorsi ergonomici .
Quindi gaudeamus igitur, perchè le ciliegie-Griotes conquisteranno il mondo. Prima o poi.
«I go but to bed.»
«E allora goodnight to the bucket!»
E' una settimana che non muovo nemmeno mezza chiappa per andare all'università. Ho da fare lezione di jappo alla Ludo Van nel nostro solito angolino poltronato in biblioteca, ho da studiare la Rhapsody e da trascrivere quel maledetto spartito in sanscrito che pare essere il secondo atto dell'Aida. Ci son da preparare i prossimi pezzi e concerti, e sabato vado giù a Roma dalla Pois e dal resto della ghenga. Voglio cominciare a pensare alle vacanze, ma anche al mio appartamentino da arredare. E mi è arrivata la 5oo! In ostaggio dal concessionario, per il momento. Lo scassone è ormai agli sgoccioli, con le portiere che cigolano lamentose, lo sterzo che gratta e lo specchietto destro rimasto guercio... ahimè.
E il mio strano, sweet surrender. Che cosa bizzarra. Ignoto è il futuro, per quel che ci riguarda.
and it seems to me each time you smile
lights are coming on - but they don’t burn too strong, and they won’t stay for long, and then they’re gone again. Devo assolutamente scrivere il testo di quella canzone.
musicalmente vostra, la gyabohiste révolutionnaire :* March 29 that French joie de vivre...!Avevo iniziato precisando che fuori il tempo è tiepido di primavera e che dentro casa si sta al fresco nella mezz'ombra, mentre il Limone scarica il quinto episodio del drama di Nodame (ho venduto l'anima a Chiaki!). Ascolto Josh Groban e Ivano Fossati e sono soddisfatta, pasciuta e rilassata - grazie alla cena di ieri, al libro di Izzo che sto leggendo e ai volumi 8, 9 e 10 di Basara che aspettano d'esser divorati. Sono persino riuscita ad aggiornare la storia, dopo un blocco che durava da Natale. Peccato per la storia del piccì impallato, mi ha guastato la festa.
Bene. Mi rimbocco le maniche e riprendo.
. cronaca delle Sette Giornate di Parigi .
viaggio d'andata, domenica: un qualcosa di allucinante. Non tanto per le cuccette, che si sa, son scomode, o per lunghezza del tragitto, ingannata dormendo alla meglio. Allucinante per la mostruosa donna che occupava la cuccetta più bassa e che non la smetteva mai di parlare. L'unico modo per farla tacere era ignorarla. Avesse almeno poi trattato argomenti intelligenti! Non era nemmeno simpatica. In compenso la Nat è stata ben felice di trovare, come compagno di scompartimento, un fiQone paura chiamato Alessandro, con cui ci siamo alleate. Abbiamo consumato le batterie dei lettori mp3 per alleviare l'incancrenimento di culo e gambe sui materassi duri delle brandine, e sbirciato dai finestrini per cogliere sprazzi di compagna francese nella luce fredda dell'alba. Ed entrando in Parigi, il mio iPod ha orgogliosamente proposto 'Paris holds the key'. Io, euforica.
1ère journée, lunedì: approdiamo a Paris Bercy con aria stravolta e sgualcita, desiderose di doccia, di cambiarci i vestiti e di posare le valige. Niente pioggia, pure un solicino stitico, ma un vento gelido che prometteva guai. La sottoscritta col groppo alla gola dalla felicità di essere di nuovo nella sua città adottiva. L'albergo in una strada tranquilla e centrale nel bellissimo quartiere pedonale di Montorgueil, nel Marais, a due passi dalle Halles. Noi che, aspettando mezzogiorno, ce ne andiamo a zonzo trovando una boulangerie dove acquistare quiche al tonno e baguette al formaggio. Le camere spaziose, luminose, con una strana moquette avvallata e una doccia enorme. La donnina della reception (madre del proprietario) che mi fa impazzire quando devo spiegarle che la Nat paga la sua quota in due parti - e sdatti a sfoggiare tutte le tue conoscenze di francese e le tue labili buone maniere. Il primo caffè bevuto in rue Réaumur e la decisione di andare in métro a farci un giro sugli Champs. Poi ce ne torniamo a casa a piedi, guardando le miriadi di lampioni, aranciati, che si accendono contro il cielo scuro, sulla piazza davanti alle Tuileries e in rue de Rivoli. Scopriamo un ristorante very lounge di sushi a due passi dal Tiquetonne, e collassiamo di estasi mistica sul JB Tenpura, ovverosia maki passato in pastella. La serata si conclude onorevolmente con le fette di flan al cocco e alla mandorla e con una bottiglia di Smirnoff Ice, prese in rue St.Honoré.
2ème journée, martedì: il vento diaccio non ci lascia scampo. Affondiamo il viso nelle sciarpe e nei colletti, serriamo i pugni in tasca. Cominciamo la mattina da Starbucks e a imprecare sulle vetrine costose delle boutiques in St.Honoré - come Colette, Paule Ka e Noriem. Poi, la mia malaugurata idea di andare fino in rue des Sèvres, al Bon Marché. Peccato ci fosse da percorrere il boulevard des Invalides per intero. Peccato che io e la Nat ci fossimo messe i tacchi. Peccato che il Bon Marché fosse tutto tranne che a buon mercato: la maglia color indaco della Vivienne che avevo puntato costava la bellezza di 295 euro. Lo sfavamento dilaga. Neppure le Maloles in vendita erano niente di allettante. Torniamo nel nostro quartiere e ci riprendiamo solo con una doccia calda. Deludente pure la cena. Il libanese in cui andiamo a mangiare non ci soddisfa il palato, Bob. Però conosciamo Moustache. Un delizioso topino di campagna che ci saremmo volentieri portate via!
3ème journée, mercoledì: finalmente si ragiona. Il tempo è meglio, spunta il sole, fa più caldo. Ci riforniamo da Starbucks e marciamo fino ai Grands Boulevards, fino alle Galeries Lafayettes, e cominciano le spese folli. Una canotta nera svolazzante, una blusa antracite scollatissima, un bracciale in metallo color corallo, un anello bombato smaltato bianco&nero. La Nat rifà il guardaroba alla Sparrie. Un pranzo abbondante al Pizza Hut e partiamo in direzione Montmartre. Le strade in salita, il Sacré Coeur che s'intravede in alto, candido contro il cielo azzurro abbacinante. Compaiono locali di dubbia identità, negozi pieni di strane cianfrusaglie, l'insegna appariscente del Moulin. Io attacco a gorgheggiare 'Sparkling diamonds' e ancheggio come Nicole Kidman davanti a Ewan McGregor. Ci facciamo tutta la scalinata della rue du Calvaire (un nome, una promessa) per raggiungere la piazza principale di Montmartre, brulicante di artisti e banchetti e brasserie e bistrot. Dei, quanto vorrei viverci; lì, o a Montorgueil, o a St.Germain. La basilica ci accoglie maestosa, col suo senso d'intimità all'interno, la luce che filtra dalle vetrate e colora le colonne, i pavimenti. Voliamo giù dalla gradinata famosa, quella di Amélie e torniamo indietro, sorprese da una grandinata coi fiocchi, rannicchiate sotto gli ombrelli. Ceniamo bevendo succhi d'ogni gusto racimolati al supermercato.
4ème journée, giovedì: D'Orsay o morte! Ci trascorriamo la mattinata, perdendoci nelle sale, e siamo talmente affamate che all'uscita ci ritroviamo a mangiare ad un McDonald. Stomaco sottosopra. Per smaltire propongo una traversata fino a place de la Madeleine, dove il paradiso ci appare sotto le spoglie di Hédiard e della Patisserie Japonaise. Mi sbanco: 106 euro ben dosati in thé racchiusi in eleganti barattoli di metallo, in una bottiglia di Chablis, in un miele alla lavanda, in una busta di caffé in chicchi. Poi la rinnovata estasi karmica sui dolci di fagioli azuki e castagne - oribe, tsuya. Io e la Nat collassiamo mangiandoceli in camera, esplodendo in 'gyaboh' e 'mukya' di gaudio. Ah, ci sentisse Chiaki-senpai! Il momento è catartico quando la Nat capitola in ascensore. Mette un piede in fallo e placca con stile la parete di fondo, evitando la sbarra per un pelo. Scoppiamo a ridere come delle iene. Ci aspetta una cena in una tavola calda araba, dove ci ingozziamo di carne e patate. E adesso come ci giustifichiamo di fronte ai nostri stomaci bistrattati?
5ème journée, venerdì: il giorno della Tempesta Perfetta. Sfidata da noi temerarie con l'intento di raggiungere la Tour. La raggiungiamo, niente da eccepire. Ma lì sotto le traversine di ferro grondano acqua sporca e fredda sulla gente in attesa, e il vento mulina mugghiando tra i quattro piloni di sostegno, facendo ondeggiare la punta della Torre come un giunco. E a noi passa la voglia. L'ombrello nero della Nat passa gloriosamente a miglior vita, e lo seppelliamo in un cestino con grandi onori. Nel quartiere latino il tempo è più bello e i prezzi del cibo irrisori: infatti ci abbuffiamo ad una rosticceria cinese, e io mi metto a cantare 'L'amour est un oiseau rebel' in bagno, sconvolgendo gli avventori. Tra rue Dante e rue des Carmes ci facciamo la via crucis dei manga shop e del Manga Café. In rue St.Séverin ci beviamo un caffè e compriamo cartoline-ricordo in un negozio di souvenir. C'è un sacco di gente a giro, le strade di St.Germain odorano di pane. Tornate a Chatelet schiacciamo altri tre quarti d'ora buoni in un H&M, e di seguito in una boutique d'atelier sotto casa, Out. Mi ritrovo con il tanto agognato soprabito rosso di gusto puramente francese e con un vestito splendido color ghiaccio, un pezzo unico. Per cena torniamo nel Latino, che di notte è, se possibile, ancor più seducente.
6ème journée, sabato: la corsa agli acquisti. La métro ci vede sfrecciare da rue de Normandie a boulevard Haussmann. Torniamo da H&M, sfidiamo la folla delle Lafayettes, lottiamo contro i bancomat che non collaborano, veleggiamo alla Madeleine per il cibo, fatichiamo per trovare dei francobolli. I piedi fanno male, le gambe tremolano, c'è una gran voglia di svenire sul letto, ma le mani sono cariche di conquiste: per me una giacchina doppiopetto beige, una borsa vintage, ancora dolci giapponesi da portare in patria. E niente scarpe che mi ispirino, cazzo. La sera ci concediamo l'ultima abbuffata al Planet Sushi, dove ormai ci conoscono. 'Les dames', ci chiamano. Il freddo imperversa, nonostante tutto.
7ème journée, domenica: appuriamo che a Parigi la Pasqua non è molto considerata. I negozi sono aperti, comprese boulangeries, charcuteries e ferramenta. Tutti sono fuori, vociano e passeggiano, lo spiazzo di fronte al Centre Pompidou è gremito, e noi ci sentiamo delle sceme per aver scammellato, il giorno prima, per finire le compere. Incontriamo un ensemble di archi, una quindicina di elementi, che suonano Mozart e Vivaldi nei passaggi della métro. Io mi emoziono da fare schifo, e il gruppo viene prontamente ribattezzato M-Oke, Métro Orchestra, in onore della S-Oke di Chiaki e compagni. Ultimo caffè da Starbucks, ultimo pranzo (alle 5 di pomeriggio) alla rosticceria cinese. Una crepe al cioccolato fondente. Mi compro una boite à café di metallo. Con tristezza e fatica rientriamo al Tiquetonne per domare i bagagli. Non ceniamo nemmeno. E io mi dico che mi fa male venire a Parigi, perchè ogni volta ci resterei.
viaggio di ritorno, lunedì: TGV prima classe, stavolta. Un'ora dopo aver lasciato la Gare de Lyon alle nostre spalle ci ritroviamo in mezzo alla neve. Campi bianchi e ovattati, un lago ghiacciato, e così fino alle Alpi italiane. A Torino, al contrario, ci becchiamo un sole abbagliante. A Milano fa un gran caldo, è primavera piena. Ci trasciniamo stancamente sull'Eurostar che ci porta indenni a Firenze - meditando vendetta contro il tizio che ascoltava la Pausini e Tiziano Ferro a cuffie sparate. Il crepuscolo è dolce. E sui binari di SMN mettiamo la parola 'fine'.
Questo fu quanto, canaglie. Ora scappo a mettere le foto.
musicalmente vostra :*
e mi sogno i tamburi
della banda che passa,
o che dovrà passare -
tra un bicchiere di neve
e un caffé come si deve
questo inverno passerà. March 12 into a drunken skyIl cielo sembra ubriaco. Un momento prima è tutto coperto e cupo e l'attimo dopo spunta un sole fantastico. Al che pensi: sarà la volta buona, per l'inizio della primavera. E te ne stai lì col naso per aria, magari camminando attraverso piazza Savonarola col rischio di inciampare - e quando ormai sei sicura che l'azzurro e il tiepido dureranno, zac. Tornano le nuvole, torna il vento. E' come se il cielo riflettesse il mio strano umore attuale. O forse è il contrario, sì, cosa più plausibile.
Sono stralunata. Decisamente stralunata. Non so nemmeno cosa scrivere qui. Quel che è peggio, non so cosa scrivere in generale, nè cosa disegnare: sono in blocco pieno, totale, karmicamente catastrofico. In compenso ho una voglia matta di suonare, soprattutto classica. Immagino che Nodame Cantabile c'entri qualcosa... Beh, comunque sono in astinenza da banda. E da bandisti. Ho provato a proporre una bevuta prima della partenza per Parigi, ma non c'è stato verso. Il Mazz non s'è sentito bene, l'Ele era incasinata.
Sto bisticciando fissa con la mother a proposito di carte prepagate e borse a tracolla da portare a Parigi. Cerco di farle capire che le tracolle come intende lei sono inabbinabili a ciò che indosso e che non posso non farci caso. Mi preoccupo vagamente per alcune questioni universitarie, perchè per ora sto frequentando solo il corso di stilistica e metrica e devo informarmi su didattica, spagnolo e letteratura (l'ennesima). Non sono sicura del regalo da fare alla Nat e sono quasi sicura che gli altri mi considerino un po' stronza, visto che non mi sto più facendo vedere. Scarico gli episodi del suddetto NC e mi riguardo Chocolat in italiano. Rimembro le vacanze d'agosto, soprattutto quelle con la Pois e la Des, e rantolo dalla brama d'estate che ho - l'arco abbagliante del cielo, l'acqua fredda di mare sulla pelle sudata, i ciottoli e gli scogli arroventati, la frescura serale sulla passeggiata di La Spezia, il buon odore di legno e lino grezzo della camera, il cortiletto interno ricco di echi, le cene e gli acquisti. Ripenso ai bei fatti trascorsi di recente, raccolgo idee utili in attesa dell'ispirazione, conto i soldi che potrò spendere in viaggio. Ascolto sinfonie in atttesa del concerto di venerdì. E, lo ammetto, smangiucchio sporadicamente cioccolatini in pieno stile Bridget quando mi prende lo sconforto savusilakkiko. Per fortuna dura il giusto.
Dal fronte shopping: un paio di jeans strettissimi, una camicetta 5o's, una borsa di pelle color panna, le Asics nuove fiammanti bianche e scarlatte, collant e eyeliner. Vorrei riuscire a prendere anche quei due libri che ho puntato, ma sarà dura.
Parigi è sempre, sempre, sempre più vicino. Gyaboh!
he's the sunset shadows,
he's like Rembrandt's light.
he's my kind of rain,
like love from a drunken sky.
so i wait, and i try.
i confess like a child.
musicalmente vostra :*
February 25 senza pietàOddei, tra non molto devo uscire. Ergo faccio una rapida summa degli ultimi great events.
non t'amo se non perchè t'amo,
e dall'amarti a non amarti giugno,
e dall'attenderti quando non t'attendo
passa dal freddo al fuoco il mio cuore.
Ti amo solo perchè io ti amo,
senza fine io t'odio, e odiandoti ti prego,
e la misura del mio amor viandante
è non vederti e amarti come cieca.
[P. Neruda aveva ragione]
luv ye, me dearies :*
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